Carta Atlantica fra Biden e Johnson. Al via il G7 in Uk anti-Cina e Russia

Una nuova Carta Atlantica, ispirata a quella firmata dai loro predecessori Franklin Delano Roosevelt e Winston Churchill, ma adattata alle sfide del 21° secolo. Alla vigilia del G7 a Carbis Bay, la cittadina in Cornovaglia che ospiterà da domani il ritorno a un summit in presenza dei Grandi della Terra il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, e il primo ministro britannico, Boris Johnson hanno dato vita a un documento in cui entrambi i Paesi affermano il loro impegno a sostenere i valori condivisi e a difendersi dalle sfide “nuove e vecchie”.

“Ci impegniamo a lavorare a stretto contatto con tutti i partner che condividono i nostri valori democratici e a contrastare gli sforzi di coloro che cercano di minare le nostre alleanze e istituzioni”, hanno spiegato i due leader. La versione originale dell’Accordo Atlantico fu siglata nel 1941 dai presidenti Franklin D. Roosevelt e Winston Churchill nel bel mezzo della seconda guerra mondiale e servì a segnare gli obiettivi degli Stati Uniti e del Regno Unito dopo il conflitto.

Sette leader, i vertici Ue e quattro ospiti, di cui uno collegato da remoto: il G7 in Cornovaglia, che si apre domani, vedrà per la prima volta dall’avvio della pandemia di Covid i Grandi della Terra tornare a riunirsi in presenza, con agende fitte e non sempre allineate.

Per il nuovo capo della Casa Bianca, sarà il primo palcoscenico internazionale dall’insediamento, nell’ambito del primo viaggio all’estero, un tour de force europeo di otto giorni che lo portera’ anche a Bruxelles per il vertice Nato e quello con l’Ue, prima di volare a Ginevra per il primo faccia a faccia con il presidente russo Vladimir Putin.

L’imperativo per Biden è rispondere all’insidia di Pechino ed evitare che questo diventi il secolo cinese: il Dragone minaccia la supremazia liberale americana (e -per estensione- occidentale) e il presidente americano ha bisogno di dimostrare che la democrazia sia ancora una formula vincente. “Le alleanze e le istituzioni democratiche che hanno dato forma a gran parte del secolo scorso riusciranno ad affrontare minacce e avversità di oggi?”, è stato il guanto di sfida che ha lanciato atterrando nel Regno Unito. La risposta cui punta e’ una ‘versione occidentale’ della Nuova Via della Seta di Pechino, sulla quale vorrebbe vedere l’adesione degli alleati presenti. Tra i temi potenzialmente divisivi, la proposta di Washington di sospendere i brevetti sui vaccini anti-Covid, una battaglia cui l’Ue si oppone ritenendola poco efficace e foriera di un inutile scontro legale.

Il padrone di casa Boris Johnson  al suo primo appuntamento post-Brexit, punta a (di)mostrare il ritorno del Regno Unito come protagonista della scena mondiale, snodo diplomatico insostituibile e partner commerciale d’eccezione. A parole, il capo di Downing Street è lanciatissimo – dal piano per vaccinare tutto il mondo entro la fine del 2022 ai fondi aggiuntivi per l’istruzione femminile, fino a un’imposta minima sulle societa’ e a un rafforzamento dell’alleanza democratica contro i regimi autoritari – ma sul piano concreto la strada e’ in salita. Sulla distribuzione di vaccini ai Paesi poveri il governo britannico finora ha latitato, il ministro delle Finanze vorrebbe che i servizi finanziari della City venissero esentati, mentre il ‘numero due’ della diplomazia e’ appena stato in visita all’Arabia Saudita, non proprio un campione dei diritti umani. 

L’inquilino dell’Eliseo Emmanuel Macron invece è proiettato sulla scena europea, ma guarda soprattutto alle ripercussioni ‘domestiche’: le presidenziali si avvicinano e la minaccia della destra cresce. Tornato a girare il Paese per recuperare il polso della situazione, ha ottenuto uno schiaffo in faccia, letteralmente. Con il premier britannico Boris Johnson, il rapporto non e’ dei migliori e le nuove querelle aperte dalla Brexit non hanno contribuito a rasserenare gli animi. In cima alla lista, oltre alla discussione sul rispetto degli accordi relativi all’Irlanda del Nord, c’e’ la questione specifica delle quote di pesca che il mese scorso ha condotto i due vicini a sfiorare la scontro aperto in mare. Quanto al capitolo vaccini, Macron ha gia’ promesso di inviare il suo surplus nei Paesi poveri, guardando in primis al continente africano dove gioca storicamente un ruolo di protettore e mentore. 

Anche per il premier giapponese, Yoshihide Suga, come per Biden e il presidente del Consiglio Mario Draghi, e’ il primo G7. Per anni accanto al predecessore Shinzo Abe, e’ portatore di continuita’ in politica estera. In cima alla sua agenda c’e’ il dossier (spinoso) delle Olimpiadi, che intende ospitare nonostante le polemiche e una generale disaffezione in patria. Altra questione, sulla quale il leader di Tokyo spera in un rinnovato sostegno degli alleati, sono le dispute marittime con Pechino. Tasto dolente, invece, il ricorso massiccio del Giappone al carbone (aumentato dopo il disastro di Fukushima), sul quale fa affidamento per quasi un terzo della sua elettricita’. Ha promesso di arrivare a zero emissioni entro il 2050 ma per ora e’ il quinto produttore globale di anidride carbonica. 

Veterana dei G7, Angela Merkel ne ha ‘collezionati’ 15 finora, la leader tedesca si prepara a salutare i colleghi, in vista della sua uscita di scena in autunno. Dopo essere stata alfiere europeo dell’opposizione a Donald Trump (la foto che la ritrae mentre lo affronta con sguardo severo e pugni piantati sul tavolo al G7 2018 in Canada e’ passata alla storia), ora si trova a scontrarsi con il nuovo inquilino della Casa Bianca sul Nord Stream 2, il super gasdotto destinato nei piani di Mosca e Berlino ad aumentare drasticamente il trasferimento di gas naturale dalla Russia alla Germania.

Tra gli habitue’ del summit a sette c’e’ il premier canadese Justin Trudeau che arriva a Carbis Bay sulla scia delle frizioni con l’alleato nordamericano dopo l’abbandono del progetto Keystone XL, l’oleodotto che avrebbe collegato i giacimenti nell’Alberta con la rete di raffinerie statunitensi, e che e’ stato affossato da Biden.

Infine, Mario Draghi dopo essersi spogliato delle vesti di presidente della Bce, il premier per la prima volta si siede al tavolo dei Sette come leader politico. Il presidente del Consiglio sara’ ‘lead speaker’ nelle due sessioni dedicate a ripresa economica e cambiamenti climatici, due dei principali temi all’ordine del giorno di questo vertice. Sabato poi il bilaterale con il presidente americano. 

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